Volevo scrivere un racconto d'amore




Volevo scrivere un racconto d’amore e l’avrei fatto, se sapessi cos’è l’amore. Mi prendo qualche minuto per pensarci e poi scriverò una storia.
Di certo l'amore non lo vedo come qualcosa che nasce, sboccia, arriva. Credo sia nel vento, sempre: può infastidire o essere ciò di cui più abbiamo bisogno, può sconvolgere le nostre priorità oppure solo i capelli. Credo sia il non sapere da dove cominciare eppure, anziché lasciar perdere, scegliere di aspettare perché lo sappiamo entrambi che tra un minuto avremo un'infinità di argomenti.
È perdersi una notifica dal cellulare perché il suo suono per una volta non fa eco nel vuoto della realtà, ma è coperto da parole nuove.
Le parole, fondamentali: uno come me sarà sempre chiamato a comprendere la superficialità, perché per me le parole ed i gesti sono vitali, il concetto del "lasciar andare" non mi appartiene.
Sono uno per cui è difficilissimo indovinare un regalo, perché non si ha mai tempo per conoscermi: laddove sembro superbo e severo, in realtà mi sento inadeguato; quando, nel passare oltre, dicono che vivo in un mondo tutto mio è vero, eppure faccio escursioni nel mondo "che conta" molto più spesso di quanto gli altri facciano col mio. Magari avessero anche loro il coraggio di parcheggiare il cuore nelle mie parole un minuto in più, per una volta.

Dicevo che anche i gesti sono importanti: amo quelli spontanei di chi ha a cuore il mio sorriso, quelle manifestazioni d'affetto semplicissime di chi ha capito che per rendermi felice non c'è bisogno di strategie, copioni né di cervellotiche attenzioni, ma solo di tempo da trascorrere insieme in cui improvvisare.

Altro che la persona giusta: ne ho pieni i cassetti, tra ciondoli di cuori spezzati e lettere in cui ci si giurava di cambiare pur di restare insieme. Le persone “giuste” passano più tempo a cercare di cambiarmi che a cercare di conoscermi. Che poi, a cambiare non sono le persone ma le loro rispettive destinazioni: bisognerebbe cambiare abitudini e pensieri solo quando si è sicuri che questi apportino miglioramenti, mai per tentare di scalare assurde classifiche di gradimento.
Bisogna che diventi tutto più semplice e naturale: le persone non devono scegliersi, devono trovarsi e dare al proprio rapporto il nome che merita, perché le persone sono come le canzoni: molte le scartiamo a priori se non ci piace il genere, alcune ci tormentano per un'estate fino a non sopportarle più, altre le conserviamo tra i ricordi del passato anche quando siamo più maturi, a qualcuna non sappiamo rinunciare anche se sa metterci di cattivo umore, pochissime ci accompagnano nei momenti più importanti. E poi ce n’è una, una sola, che troviamo per caso tra le meno conosciute e ce ne innamoriamo come se fosse la più bella, prima di scoprirci fortunati perché è un capolavoro e nessuno l'aveva capito.

Dell'amore amo più di tutto la consapevolezza dell'essere nella mente dell'altro: appaga l'egocentrismo e l'autostima, accelera la percezione del tempo nelle ore meno felici, distrae dalla fatica e dalle persone faticose. E soprattutto, fa sì che si ritrovi il proprio sorriso, che per quanti motivi ci siano stati per spegnerlo, c'è sempre qualcuno che non desidera altro. Le strade non saranno mai deserte, perché c'è un momento in cui gli equilibri cominciano a cambiare, com’è successo a me: è finita la fase in cui mi sentivo in dovere di dimostrare incondizionatamente ed è cominciata quella in cui mi va di scoprirmi solo di fronte a chi si scopre. Ma scoprirmi davvero, senza attuare strategie, puntando sulla sincerità. Ci vuole coraggio, così la solitudine diventa un rischio concreto, di fronte al quale la soluzione di certo non è quella di buttarsi via accontentandosi di essere il primo che capita per la prima che capita.
La sincerità rende più temibili, è vero, però spoglia le relazioni sociali di tutte le convenienze, di tutti quei piccoli interessi, lasciando che di loro resti solo il valore reale. Quando si cerca di allontanarsi un pochino dalle convenzioni, dalle tacite abitudini, si viene allontanati, evitati come criminali.
La sincerità spiazza, qualcuno dice che rovina certi equilibri, ma quanto valgono questi rapporti se sono così vulnerabili alla verità?
Reprimere e nascondere un sentimento per il timore che questo resti inascoltato rende appunto sordi, soprattutto verso sé stessi.
E anche se restasse inascoltato, il punto non sarebbe andare a cercare il motivo del rifiuto: a me è bastato pensare a quante persone non piacciono a me.
Il punto è la reazione che ho avuto al rifiuto. Quando quel “no” cambiò l'idea che avevo di me stesso o riportò prepotentemente in vita vecchie fissazioni, oppure ancora mi fece vedere quel tentativo come un errore, voleva dire che ero in realtà io a non essere pronto e a non volermi bene.
Quando invece, finalmente, il rifiuto alla lunga viene naturalmente letto con un certo fair play e, soprattutto, non mi ha cambiato, ecco che è avvenuto il più grande atto d'amore verso me stesso. È meraviglioso scoprire che non potevo farci nulla - sembra un'espressione di rassegnazione ma, se letta diversamente, non lo è affatto - come sarà meraviglioso scoprire di essere già pronto per quando sarà il momento.

Sì, i cosiddetti pali spesso me li sono dati da solo.
È capitato quando ho avuto troppo entusiasmo ed ho creduto di poter plagiare l'altra persona, oppure – ecco - quando ho adottato strategie forzate perché lontane dal mio modo di essere e quando mi sentivo solo e mi sono accontentato anche di chi non mi piaceva davvero.
No, le emozioni non possono essere progettate: se la mia anima tace, all'altra persona arriva solo la parte materiale del mio effimero interessamento.
Progettare, studiare a tavolino, prima io o prima lei: eravamo talmente - reciprocamente - ostinati nell'aspettarci che l'altro facesse il primo passo che siamo stati capaci di restare entrambi fermi e, quindi, di dimenticarci.

Per questo dico che c’è bisogno di semplicità, anche se è complicato capirla, compresa la propria.
Ad esempio, ho sempre addotto contorte scuse per evitare quell'imbarazzo che avrei provato se avessi ammesso di sentirmi incompleto, fondamentalmente solo. Quando in questo pre-racconto ho citato l’argomento già due volte. Mi mostravo forte e compiuto anche quando il futuro mi faceva tremare le gambe, restavo in silenzio quando ne avrei avute mille da dire, inventavo enormi mondi inesistenti pur di non fare una domanda. Una semplice domanda.
Semplice, come un abbraccio che presto mi libererà da tutti questi grovigli. Eppure quell'abbraccio non è arrivato ancora: finché lascerò credere che non ho bisogno di nulla, perché qualcuno dovrebbe prendersi cura di me?

Perché la felicità mi piace solo da lontano, mentre quando si avvicina non le credo? È come quelle rare notti in cui la luna appare molto più grande del solito, un fenomeno straordinario che però non desta stupore se non viene annunciato dal telegiornale.
La felicità non l'annuncia nessuno, si presenta come un'improvvisa opportunità che permette una scelta.
La felicità è una sensazione brevissima ma frequente, bisogna avere sottomano gli strumenti per individuarla in tempo. Lo strumento principale è la predisposizione: eppure questa smaniosa voglia di essere felice mi rende pesante e affannato, non me l’aspettavo. Me lo merito o dovrei abbassare le pretese, pormi un limite?
Oddio, il "limite" non deve rimandare ad un'immagine negativa ma, al contrario, mi spinge ad essere migliore in ciò che sono portato naturalmente ad essere. Ricordo che quando, frustrato, ho provato ad esempio l'invidia, mi sono allontanato da me perché vedevo quella persona riuscire in quello che non riusciva a me: poi ho capito che quella persona stava superando i miei limiti, ma non di certo i suoi. Questo modo di pensare rendeva impercettibile la felicità perché mi allontanava dal meglio di me stesso: cercavo di essere un altro solo quando l'altro mostra quello che avrei voluto essere io. Anche oggi, ma sempre meno, sono ancora convinto di non essere abbastanza e vedo in giro gente che è arrivata addirittura a prepararsi le strette di mano per apparire sicuri e forti. Come possiamo intercettare dentro di noi una cosa così profonda come la felicità, se siamo così innaturali?
Ad esempio, io non voglio appassionarmi delle passioni della donna che mi piace solo per costruire una fragile compatibilità, perché questa c'è o non c'è, indipendentemente dalle maschere su misura che posso indossare. Le amicizie, gli amori, i buoni rapporti nasceranno solo nel momento in cui considererò l'essere me stesso come un valore e non come un problema. Torniamo al punto di partenza: quante persone mi conoscono davvero? Con quante persone non ricorro a strategie per ottenere la loro stima? Con quante persone non ho bisogno di inventarmi qualcosa per risultare più interessante? E chissà gli altri con me! Solo insieme a queste persone potrò provare quella meravigliosa sensazione che è l’amore, tutte le altre - se appena appena mi mettono a disagio al punto da farmi indossare anche una piccolissima maschera - andranno eliminate immediatamente dal ventaglio delle nostre opportunità per essere felici: insistere con loro e per loro sarà solo una perdita di tempo.

Basta pensare, è ora di mettersi a scrivere.