Buonanotte!


La frenesia della vita non mi fa guardare indietro, quasi mai mi permette di analizzare il percorso che mi ha portato ad essere quel che sono, o di valorizzare quel che ho realizzato, distrutto o sprecato.

Una e due di una notte calma, penso a me. 

Trentotto. Ho superato l'età del “bianco o nero”, del “dentro o fuori”, del “tutto o niente”. Gli oroscopi mi hanno venduto speranze, risucchiate voracemente da orologi e calendari. Ho perso tempo nel mio buio, vagando con una candela alla ricerca di chi avesse bisogno delle stesse mie necessità. La mia prima luce pareva incrociare il vuoto: chi aveva bisogno d'amore ha scelto le vie più facili per trovarne uno di seconda mano, magari presso uno sfasciacarrozze trattando un prezzo di favore, pur di far presto.

No, io ho sempre cercato la qualità: ma quella si paga con l'attesa, con la solitudine, con il non sapere da dove cominciare né con chi. La superficialità del mondo non aiuta, qui sembrano tutti uguali, tutti indifferenti, tutti orientati verso qualcosa che non percepisco e che, quindi, non mi piace. Mi sentivo vuoto, secco, appagato dalle esperienze, ma in realtà ero solo pigro. Sorrido se ci penso adesso: quanti giorni sono passati via così, aspettando che arrivasse la notte ad addormentare ogni mio difetto! 

Stanotte non ho voglia di dormire. Una e quattro, penso a noi.

A te. 
Ti ho desiderata tanto, al punto da realizzare nella mia mente la tua figura al mio fianco, come fossi una di quelle strane idee che hanno i bambini circa il proprio futuro da astronauta o da ingegnere biomedico. E l'ho fatto pur senza mai sbatterci la testa come solitamente fanno gli innamorati, nonostante lo fossi - e lo sia - davvero: tanto affascinato quanto cosciente di quella che credevo fosse la realtà. Mi chiedevo come avrei potuto scavalcare la fantasia e crederci davvero in una storia con te, che non mi guardavi quasi mai e, quando lo facevi, non immaginavi nemmeno quante cose avrei voluto dirti né quante altre ancora avrei potuto condividere con te. Ora lo sai.
Se, un giorno, il tempo che verrà mi chiedesse di te, gli parlerei di noi: lui tornerebbe qui, si fermerebbe qui, tra i nostri occhi veri che prima, cose vere, non ne avevano viste mai. Gli dirò di quei tuoi discreti “no”, delle nostre prime volte, del mio cuore dentro te. Tu sei il meglio di me, sei la mia nuova alba, anche se mi sono svegliato tardi. Così tardi che adesso è notte e tu, chiudendo gli occhi, potrai avermi nel tuo sogno, amarmi ancora per un giorno o per la vita intera. 

A te.
Ho corso tanto, quantomeno col pensiero, verso te, senza ascoltare coloro che mi rassicuravano dicendo che non c’era bisogno di affannarsi: non avevano messo in conto la relatività del tempo, quando un sogno diviene necessità.
Avevo solo voglia di trovarti accanto, scappando da quella vita che offriva tutto, tranne chi volevo avesse bisogno di me, ovvero la stessa persona che mancava anche a te.
Ora sei vicino, ma sembravamo quanto mai distanti: forse avevamo semplicemente scambiato i ruoli, figlio mio, perché sei tu ad aver aspettato me.

Voi siete i morbidi confini del mio mondo, i contadini che hanno ridato vita ad una terra asciutta e debole, recintandola di quel bene che allontana le paure. Sarò per voi la foce del vostro essere semplici, il tavolo per posare le giornate da dimenticare, la pagina bianca di un diario dove poterne parlare insieme.
E semmai questo nostro amore dovesse inaridirsi al punto da respirarlo a malapena, aprirò le mie braccia riempiendole di vento e di voi, come fossi una finestra che affaccia sul nostro domani.

Per adesso, buonanotte e sogni d’oro.

Io, cari lettori, sogno loro.

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